
Punto di vista
di Omero e della sua altissima Iliade
o di chi guarda Dio o di chi
guardando
rischia tutto il suo credo
e del padre e del figlio Continua a leggere “Ma dicendo Fiorenza”

Punto di vista
di Omero e della sua altissima Iliade
o di chi guarda Dio o di chi
guardando
rischia tutto il suo credo
e del padre e del figlio Continua a leggere “Ma dicendo Fiorenza”

7.
Padre ritorna
perché io sono debole
la strada percorsa fin qui
m’è parsa così strana senza di te
eppure non so se potrò mai rivederti.
Un fioco lume
un barlume appena
dentro il grande cerchio di fuoco
ma tutta la virtù è consumare il sogno d’una perdita
per sognare ancora
per dire sì quando il cuore nega.
L’altra vita che ci tenta è sempre lì alle porte
e tu e Dante e la cara compagna
che senso avete se non siete già altro?
Ho aperto un pertugio una piccola speranza
per sapere il segreto che ci chiude in una morsa stretta
ma l’altra vita apre uno spiraglio appena
delle sue grandi porte e
ciò che sembra un volto è forse il meno che si vede.
Solo qualche rara luce brilla o si spegne fra quelle immense volte.
La nostra fede è poca cosa se non la sostiene il dubbio
la mano tenta di afferrare un’ombra
ed è mano soltanto o un’ombra anch’essa che trema nel buio
e la tua testa bianca dà poca luce
se la guardo da qui.
Tutta la nostra scienza è un baratro
che si colma nel vuoto
nell’io profondo che lentamente affiora
e dice la preghiera del perdono.
Padre ed io sunt nomina tantum
nulla ci resta che non sia l’ignoto
la grande fede è la nostra debole voce
un sì che si dice balbettando
o un no che trema sul labbro che lo dice.
*
28.
Ma l’illusione d’incontrarci ancora
dove tu non sarai
dove io non sarò
dove mai potremmo dirci addio
dove non c’è più dove e
l’anima è ovunque
tesa al suo nido
con la fede dei Santi che già vedono Dio
e più non devo cercarti
in questo spazio senza speranza
con tutta la disperazione possibile
perché tu sei ciò che io sono
perché io sono ciò che tu sei
se entrambi guardiamo Dio
da quest’angolo
da questo barlume che fa così opaco il mondo
dove mai ritorneremo con la nostra voce
unendo i nostri teneri nulla
in una più alta visione di Lui
dove tutto ciò che ci chiama
dall’alto
dal basso
dalla vita
dalla morte
è solo quel dolcissimo Nome che tutti li assomma e divide
e la speranza del sogno mai sognato
l’alba che non vedemmo insieme
e la fiamma del focolare che mai fu così alta nel caminetto spento.

A MIO FIGLIO
Quand’io ero e non potevo che essere
giovane; quand’io, anche rivoltandomi,
non avrei potuto mutare il mio stato
e quando era tutto possibile e non è stato
anch’io di me ho ceduto qualcosa
e ciò che ho ceduto non l’ho più ritrovato.
Tu, figlio, potrai rimediare
tu hai il mio passato nelle mani
tu, figlio, trattalo con molto rispetto
ingrato compito disperato ti affido:
il mio passato e un po’ del mio futuro.
Oh figlio non sai che cosa ti si chiede
tu per certo non lo saprai mai
che cosa avrai spezzato o cosa unito
fra te che sei e me che sono stato.
Figlio, è proprio un ingrato compito, il tuo,
e non guardarmi, no, ti prego, se non per perdonarmi
ciò che ora ti chiedo.
*
A MIA FIGLIA
Io so i tuoi occhi affisi
a fragili vetri colorati
a lavagne dove non è scritto niente
a bambole che tu dici << incantate >>.
E le teste come molli meduse
ti passano accanto
ti sfiorano << saggezze >> che non t’incantano.
La tua fortuna cara bambina è il tuo rifiuto
quel non sapere quant’è triste
dentro uno strano << ordine >>
sapere.
Quel vetro che ti separa dalle bambole
è troppo spesso per noi
è servito a questo forse
l’avere tanto inutilmente atteso.
Hai ragione tu: è giusta la ferocia
il tuo rifiuto di questa convenzione
della formalità della pazienza
è al di là il tuo dono
di quel tenero vetro che non si apre
di quelle vaghe luci colorate.
E quel gesto della mano
quel tendere subito alla meta
quel sapere certo
lo apprendo da te dalla tua incoscienza.
Si nasce così sensati
cara bambina
si diventa così feroci nell’attendere
quello che ci spetta.
*
L’ANIMA IN ESILIO
Sembrano le cose da lontano
Ricche d’indicibile bellezza
è la distanza per se stessa un sogno.
Ma cosa muove il gambo e la corolla
di quel fiore che sembrava così fermo?
Non si può sognare
quando le cose ritornano se stesse.
È la distanza il nostro desiderio
e il nostro vero mondo non è questo
non è qui per quanto ci sembri piacevole.
Qui l’anima è in esilio
distante da ciò che ama
vicina soltanto a sé nello strazio
nella nudità totale.
E sempre sogna un ritorno
chissà dove.
*
IO SONO LA’
E dove la gente crede d’incontrarmi
incontra solo le mie mani e gli occhi e i passi.
Ed io sono là dove nessuno mi vede.
Là con pochi altri diviso da tutti
immerso nei miei sogni e solo in questi
fratello agli uomini.
*
UN VOLO DI FARFALLA
Che cosa scatta dentro la memoria
nell’ombra e nello strato delle cellule
quale luce s’accende si diffonde
prima della visione dell’oggetto
e dopo la visione
e chi è nell’ombra e chi nella luce
e cosa muove la farfalla prima che si muova
che cosa la spinge a volare
a dare forma e figura alla memoria
a realizzare l’incompiuto desiderio
che nella mente si forma
e infine ad essere ciò che realmente non è.
La memoria che analizza sceglie anche i suoi ricordi
li seziona secondo il desiderio
e la cosa vista non è solo figura né pensiero
né solo è ciò che appare
se lo sguardo rivolto a una farfalla
misura l’amore per la vita
nel tempo che più ci appartiene
nel momento della scelta nel giardino dei ricordi.
La farfalla che vola si colora della memoria
d’altre farfalle
non è sola ma in volo con altre
sospinta dal desiderio che è suo e nostro
parte anch’essa della nostra piccola storia.
*
TRA MEMORIA E PRESENTE
Io sono quello che son stato
ma certo io sono anche quello che ho sognato di essere.
Sono stato schiavo di un’illusione mi confesso.
Pure l’illusione mi apparteneva con contorni precisi
più labili i contorni delle cose che mi circondavano reali.
Quand’ero sulla porta del bosco ero dentro il bosco
la porta del bosco non comunicava più nulla
l’illusione era al di là della porta
l’uccello volato non era già più uccello
io ero dentro il futuro senza saperlo.
Ogni giorno muoviamo questo passo senza un brivido.
Oh l’uomo non vuol conoscere il suo destino!
Per tutta la vita un passo guida un altro
solo dentro può rompersi il meccanismo segreto
e allora un passo può anch’essere un segno
di nuova vita od anche di una vita parallela
memoria spezza il circuito ed io ritorno più giovane
su uno scoglio che ho amato
siedo accanto all’illusione giovane
e l’oggi è anche ieri ieri è anche oggi o solo oggi.
In me solo abitano gli estremi della vita
non chiedono se non d’essere ricuciti in me saldati
dentro di me con amore con molto amore evocati.

LA MIA VOCE
Non so quando si fece voce
quel silenzio ch’io ero:
fu il canto d’un grillo nella notte
o l’urlo disperato del mare senza pace,
forse giace dentro un pugno di terra
chi snebbiò d’un tratto la folta cortina del sogno.
La voce ebbe subito un’eco:
e fu ancora canto di grilli
od urlo di mare, o il suono antico
dell’erba squassata dai venti
o la voce acerba di chi conobbe
altra vita. Ma molto mi giovò
se non fu subito pianto.
*
A MIO PADRE
Batte l’orologio un tempo
che ancora non è passato nello spirito,
né passerà se, come credo, quell’ieri
è il presente che mi fingo.
E così ti rivedo, padre, nella tua bella luce
di dolcezza che ha profumo di rose e di carezze.
Morte è solo certezza che mi sfiora,
memoria ne smorza il senso amaro.
La tua vita è la mia che mi resta,
e chiudo un solco già iniziato insieme
con la tua terra, padre, e con la mia più fresca.
*
SOLO TRA LA MIA GENTE
Quante volte ho sognato d’essere
solo, perduto in una selva di pini,
tra l’a solo degli uccelli, lieto
del volo delle farfalle, col cuore
stretto tra gli alberi: non sono mai
stato così solo se non tra la mia gente
di paese, che portava intorno il suo male,
il mio male inespresso, eppur così palese.
*
MEMORIA DEL PAESE
Ti ritorno straniero,
per avversa memoria:
non sei più quel paese ch’io ero,
un altro ha la tua storia.
*
L’AMORE È VITA, L’AMORE È MORTE
Non basta una vita
a prepararci alla morte;
non basta la morte
a prepararci alla vita.
Solo l’amore quand’è forte
è amore per la vita,
è amore per la morte.
*
DOVE I FIUMI RIESCONO ALLE FOCI
Dove i fiumi riescono alle foci
con gazzarre d’uccelli e molte voci,
tra l’intrico dei fogliami,
con sciami di pesci
che son mossi dalla corrente
e travolti verso il mare,
io solo siedo sereno e quieto,
stranamente beato di questa corsa
verso il traguardo finale.
*
SONO COME POCHE GOCCE SONO
Sono
come poche gocce
sono
unità nell’acqua:
diviso ed uno,
tutti e nessuno.
Oh se potessi non scrivere
lasciando queste parole in cambio
di quel che dicono! Oh se potessi
finalmente trovare il mio vero
esistere votando la mia vita
alla vita dell’altro. Ma sono
un uomo impastoiato dalle parole
da questo antico suono che mi strugge.
Vado cercando vita ove la vita fugge.