Dal tempo all’eterno

7.

Padre ritorna

perché io sono debole

la strada percorsa fin qui

m’è parsa così strana senza di te

eppure non so se potrò mai rivederti.

Un fioco lume

un barlume appena

dentro il grande cerchio di fuoco

ma tutta la virtù è consumare il sogno d’una perdita

per sognare ancora

per dire sì quando il cuore nega.

L’altra vita che ci tenta è sempre lì alle porte

e tu e Dante e la cara compagna

che senso avete se non siete già altro?

Ho aperto un pertugio una piccola speranza

per sapere il segreto che ci chiude in una morsa stretta

ma l’altra vita apre uno spiraglio appena

delle sue grandi porte e

ciò che sembra un volto è forse il meno che si vede.

Solo qualche rara luce brilla o si spegne fra quelle immense volte.

La nostra fede è poca cosa se non la sostiene il dubbio

la mano tenta di afferrare un’ombra

ed è mano soltanto o un’ombra anch’essa che trema nel buio

e la tua testa bianca dà poca luce

se la guardo da qui.

Tutta la nostra scienza è un baratro

che si colma nel vuoto

nell’io profondo che lentamente affiora

e dice la preghiera del perdono.

Padre ed io sunt nomina tantum

nulla ci resta che non sia l’ignoto

la grande fede è la nostra debole voce

un sì che si dice balbettando

o un no che trema sul labbro che lo dice.

*

28.

Ma l’illusione d’incontrarci ancora

dove tu non sarai

dove io non sarò

dove mai potremmo dirci addio

dove non c’è più dove e

l’anima è ovunque

tesa al suo nido

con la fede dei Santi che già vedono Dio

e più non devo cercarti

in questo spazio senza speranza

con tutta la disperazione possibile

perché tu sei ciò che io sono

perché io sono ciò che tu sei

se entrambi guardiamo Dio

da quest’angolo

da questo barlume che fa così opaco il mondo

dove mai ritorneremo con la nostra voce

unendo i nostri teneri nulla

in una più alta visione di Lui

dove tutto ciò che ci chiama

dall’alto

dal basso

dalla vita

dalla morte

è solo quel dolcissimo Nome che tutti li assomma e divide

e la speranza del sogno mai sognato

l’alba che non vedemmo insieme

e la fiamma del focolare che mai fu così alta nel caminetto spento.

Un volo di farfalla

A MIO FIGLIO

Quand’io ero e non potevo che essere

giovane; quand’io, anche rivoltandomi,

non avrei potuto mutare il mio stato

e quando era tutto possibile e non è stato

anch’io di me ho ceduto qualcosa

e ciò che ho ceduto non l’ho più ritrovato.

Tu, figlio, potrai rimediare

tu hai il mio passato nelle mani

tu, figlio, trattalo con molto rispetto

ingrato compito disperato ti affido:

il mio passato e un po’ del mio futuro.

Oh figlio non sai che cosa ti si chiede

tu per certo non lo saprai mai

che cosa avrai spezzato o cosa unito

fra te che sei e me che sono stato.

Figlio, è proprio un ingrato compito, il tuo,

e non guardarmi, no, ti prego, se non per perdonarmi

ciò che ora ti chiedo.

*

A MIA FIGLIA

Io so i tuoi occhi affisi

a fragili vetri colorati

a lavagne dove non è scritto niente

a bambole che tu dici  << incantate >>.

E le teste come molli meduse

ti passano accanto

ti sfiorano << saggezze >> che non t’incantano.

La tua fortuna cara bambina è il tuo rifiuto

quel non sapere quant’è triste

dentro uno strano << ordine >>

sapere.

Quel vetro che ti separa dalle bambole

è troppo spesso per noi

è servito a questo forse

l’avere tanto inutilmente atteso.

Hai ragione tu: è giusta la ferocia

il tuo rifiuto di questa convenzione

della formalità della pazienza

è al di là il tuo dono

di quel tenero vetro che non si apre

di quelle vaghe luci colorate.

E quel gesto della mano

quel tendere subito alla meta

quel sapere certo

lo apprendo da te dalla tua incoscienza.

Si nasce così sensati

cara bambina

si diventa così feroci nell’attendere

quello che ci spetta.

*

L’ANIMA IN ESILIO

Sembrano le cose da lontano

Ricche d’indicibile bellezza

è la distanza per se stessa un sogno.

Ma cosa muove il gambo e la corolla

di quel fiore che sembrava così fermo?

Non si può sognare

quando le cose ritornano se stesse.

È la distanza il nostro desiderio

e il nostro vero mondo non è questo

non è qui per quanto ci sembri piacevole.

Qui l’anima è in esilio

distante da ciò che ama

vicina soltanto a sé nello strazio

nella nudità totale.

E sempre sogna un ritorno

chissà dove.

*

IO SONO LA’

E dove la gente crede d’incontrarmi

incontra solo le mie mani e gli occhi e i passi.

Ed io sono là dove nessuno mi vede.

Là con pochi altri diviso da tutti

immerso nei miei sogni e solo in questi

fratello agli uomini.

*

UN VOLO DI FARFALLA

Che cosa scatta dentro la memoria

nell’ombra e nello strato delle cellule

quale luce s’accende si diffonde

prima della visione dell’oggetto

e dopo la visione

e chi è nell’ombra e chi nella luce

e cosa muove la farfalla prima che si muova

che cosa la spinge a volare

a dare forma e figura alla memoria

a realizzare l’incompiuto desiderio

che nella mente si forma

e infine ad essere ciò che realmente non è.

La memoria che analizza sceglie anche i suoi ricordi

li seziona secondo il desiderio

e la cosa vista non è solo figura né pensiero

né solo è ciò che appare

se lo sguardo rivolto a una farfalla

misura l’amore per la vita

nel tempo che più ci appartiene

nel momento della scelta nel giardino dei ricordi.

La farfalla che vola si colora della memoria

d’altre farfalle

non è sola ma in volo con altre

sospinta dal desiderio che è suo e nostro

parte anch’essa della nostra piccola storia.

*

TRA MEMORIA E PRESENTE

Io sono quello che son stato

ma certo io sono anche quello che ho sognato di essere.

Sono stato schiavo di un’illusione mi confesso.

Pure l’illusione mi apparteneva con contorni precisi

più labili i contorni delle cose che mi circondavano reali.

Quand’ero sulla porta del bosco ero dentro il bosco

la porta del bosco non comunicava più nulla

l’illusione era al di là della porta

l’uccello volato non era già più uccello

io ero dentro il futuro senza saperlo.

Ogni giorno muoviamo questo passo senza un brivido.

Oh l’uomo non vuol conoscere il suo destino!

Per tutta la vita un passo guida un altro

solo dentro può rompersi il meccanismo segreto

e allora un passo può anch’essere un segno

di nuova vita od anche di una vita parallela

memoria spezza il circuito ed io ritorno più giovane

su uno scoglio che ho amato

siedo accanto all’illusione giovane

e l’oggi è anche ieri ieri è anche oggi o solo oggi.

In me solo abitano gli estremi della vita

non chiedono se non d’essere ricuciti in me saldati

dentro di me con amore con molto amore evocati.

Il colore della verità (1969)

LA MIA VOCE

Non so quando si fece voce

quel silenzio ch’io ero:

fu il canto d’un grillo nella notte

o l’urlo disperato del mare senza pace,

forse giace dentro un pugno di terra

chi snebbiò d’un tratto la folta cortina del sogno.

La voce ebbe subito un’eco:

e fu ancora canto di grilli

od urlo di mare, o il suono antico

dell’erba squassata dai venti

o la voce acerba di chi conobbe

altra vita. Ma molto mi giovò

se non fu subito pianto.

*

A MIO PADRE

Batte l’orologio un tempo

che ancora non è passato nello spirito,

né passerà se, come credo, quell’ieri

è il presente che mi fingo.

E così ti rivedo, padre, nella tua bella luce

di dolcezza che ha profumo di rose e di carezze.

Morte è solo certezza che mi sfiora,

memoria ne smorza il senso amaro.

La tua vita è la mia che mi resta,

e chiudo un solco già iniziato insieme

con la tua terra, padre, e con la mia più fresca.

*

SOLO TRA LA MIA GENTE

Quante volte ho sognato d’essere

solo, perduto in una selva di pini,

tra l’a solo degli uccelli, lieto

del volo delle farfalle, col cuore

stretto tra gli alberi: non sono mai

stato così solo se non tra la mia gente

di paese, che portava intorno il suo male,

il mio male inespresso, eppur così palese.

*

MEMORIA DEL PAESE

Ti ritorno straniero,

per avversa memoria:

non sei più quel paese ch’io ero,

un altro ha la tua storia.

*

L’AMORE È VITA, L’AMORE È MORTE

Non basta una vita

a prepararci alla morte;

non basta la morte

a prepararci alla vita.

Solo l’amore quand’è forte

è amore per la vita,

è amore per la morte.

*

DOVE I FIUMI RIESCONO ALLE FOCI

Dove i fiumi riescono alle foci

con gazzarre d’uccelli e molte voci,

tra l’intrico dei fogliami,

con sciami di pesci

che son mossi dalla corrente

e travolti verso il mare,

io solo siedo sereno e quieto,

stranamente beato di questa corsa

verso il traguardo finale.

*

SONO COME POCHE GOCCE SONO

Sono

come poche gocce

sono

unità nell’acqua:

diviso ed uno,

tutti e nessuno.