
L’albergo di Eolo
Sempre lo sento nel vento
il profumo della mia terra
sempre nel vento lo perdo come
un polline a primavera
mai la mia vita è mia
in questo albergo di Eolo.
Qui mille miglia sono lontano da qui
né mai il sorriso di queste fronde e del mare
mi fu tanto vicino come altrove.
Dappertutto scopro il mio esilio.
*
Vecchie foto
Guardo le vecchie foto della mia vecchia casa sul mare
le stanze visitate da quelle oscure lastre
il volto di mio padre e di mia madre e tutta la
folta schiera familiare in cui si versò
l’antico amore e mai lo saprò
che cosa nascerà che cosa è nato
da quelle ombre che preparavano il futuro
da quelle vecchie foto sfocate che pure
sono parte di me mia vita mia salute
e insieme malattia perdita e morte.
*
La Sardegna
Da qualunque parte la Sardegna è lontana:
la sento talvolta riaffiorare dal profondo
come un atollo sommerso
indicarmi un percorso
una lingua familiare
parlata nel sogno. Con me
vorrei portarla come l’ancora
che fermerà la mia nave
non so in che rada
in qualche parte del mondo.
Da qualunque parte l’isola è lontana
Come un desiderio o un sogno.
*
Fil Rouge
Dalla terrazza da cui guardammo il mare
un altro vedrà tutto l’azzurro che il nostro sguardo
non potrà più guardare e una mano straniera
scriverà sul nostro taccuino i percorsi
della sua mente originale e inseguirà
sui tasti di una macchina inerte
l’oggetto dei suoi infiniti desideri.
Un viandante mai conosciuto incontrerà la gente
che noi non potremmo più incontrare o che ci avrà
dimenticati per sempre
questo è il nostro futuro immaginabile
la nostra perdita totale eppure
in quello sguardo straniero che guarda il mare
c’è anche il nostro sguardo superstite e vitale
e il mare con le sue onde e con le sue bonacce
lo guarderemo insieme da impensabili rive
in tutte le sue fresche e dolci acque e il
sogno che sognammo e che fu più nostro
non sprofonderà per sempre nella nostra notte
qualcosa sopravviverà nell’altro che
non saprà di sognare il nostro stesso sogno
tutti i viaggi possibili partecipano dei
nostri misteriosi itinerari e sui tasti di una
macchina per scrivere un imprevedibile tasto
forzerà il senso e la mano riluttante di una
mente apparentemente solitaria che mai
avremmo immaginato
e sull’orma dei nostri passi distratti si
poserà inconsciamente il piede di chi
percorre un nuovo itinerario e l’uomo che
incontrerà un estraneo non saprà mai di
incontrare il suo innominabile fratello o padre.
*
Se non l’avessi incontrato
Se non l’avessi incontrato
un altro avrebbe avuto il suo nome
se non l’avessi amato lui sarebbe stato l’Amore
se avessi guardato il mondo senza il suo occhio
immenso
il mondo sarebbe stato opaco come un guscio di
noce
il fiume sarebbe corso invano verso la foce
e la foce sarebbe stata un cumulo di fango
Se lui non mi avesse folgorato in una qualunque
via di Damasco le mie notti e i miei giorni
non avrebbero avuto visioni né sogni degni d’essere
sognati
e ogni mia parola sarebbe stata la mia notte
se l’avessi lasciato in un esergo dimenticato
mille e mille campane avrebbero suonato per lui
un festoso interminabile salmo.
*
Io e il mare
È strano dirlo ma
la mia terra è il mare.
Non dico soltanto superficie
né profondità né abisso ma
alberi pietrificati schegge di navi
armi primordiali e poi intere
generazioni d’argonauti
naufragati o salvati in extremis
e tutta una diffusa archeologia
di genti diverse che stanno lì
da secoli da millenni
aggallando talvolta come spettri
o prillando tra i gorghi come
piccoli cavalli di mare. A quale
profondità con quali mezzi
potrò mai raggiungerli io che
sono forse soltanto un fregio
un relitto dimenticato di una
lunga battaglia navale.
*
A Maria Paola e Rossana partite per Hastings
Siete volate ad Hastings come farfalle
innamorate di quei nuovi fiori
portando sulle ali di quel dolce raid
non so che polline o colori
se il piacere dell’altro è il piacere più alto.
Non si parli poi del nuovo verbo e del
suo imperscrutabile segno
si spende una moneta che forse è money
forse qualcos’altro o il suo contrario
neppure quel saluto quel giorno dal sipario
dell’aeroporto è arrivato al piccolo oblò
se una madre non può
se non può il padre mai
scambiare la rosa col suo nome immaginario
ma è bastato quel gesto quel silenzio
isolato dal resto del mondo e della terra
a dirvi la parola che di serra in serra
vi cercava dal basso dal profondo
quella moneta che nessun altro mai
che soltanto noi in mezzo al diluvio
o chissà dove un giorno in quale
altro luogo o linguaggio
la cangiante moneta che tiene vivo il mondo.
*
L’isola
Non so che sia quest’isola
dove si attende il frutto
di un’immane fatica se non
questo lento ritrarsi di tutto
dal suo antico sito
dal suo vecchio statuto
e l’insediarsi del nuovo dell’altro
in questo vuoto grembo insicuro
sempre aperto al vento e a un ospite estraneo.
*
Il mare inesorabile
Questo è il mio mare inesorabile:
cambia la sua figura dentro di me
cerca il suo volto nascosto da una
moltitudine di gocce dal suo stesso
colore cangiante da quando fanciullo
n’ebbi confidenza e la sua forma
m’invase come forma incancellabile di me
della mia sorte ineluttabile
questo è il mare che talvolta visito nel sogno
per allontanarmene talvolta m’assale
come un’orda di domande rimaste senza risposta
o come una risposta totale non cercata tra quante
se ne sono perse nelle sue acque tra le sue onde
qui dove tutto distilla goccia a goccia
ogni riposto senso della mia sorte.
*
Il negativo di Cristo
Profondamente mi abita un dio uno e trino
così talvolta io mi divido
in tre distinte devote anime
ogni giorno è un giorno del giudizio
io passo dove il Crocifisso ha lasciato il suo segno
più alto
passo dove c’è stato l’Altro
sulla mia croce c’è un INRI cancellato
io sono il negativo di Cristo
il vuoto ch’è rimasto
Nel mio inferno c’è l’effige del Santissimo
un emblema divino
Io abito Dio